Castelnuovo ha una altezza media di 165
m., dista dal mare Km. 4,3 e dal Capoluogo Km. 5,3.
Arroccato su di un colle a dominio di tre ampie vallate, Castelnuovo della
Misericordia vanta antiche origini attestate anche da cippi in marmo e
frammenti di iscrizioni sepolcrali probabilmente di epoca romana . Le
prime notizie si hanno in un documento del 18 maggio 857, con cui il Vescovo
di Pisa Giovanni, dava a livello ad Anselmo del fu Manfredo una "curtis"
situata vicino al torrente Riardo, nell’antica zona di Camaiano
in Val di fine, presso cui sorsero in seguito i due castelli che presero
il nome dalla zona: Castelvecchio e Castelnuovo.
Cenni Storici
Nel Medioevo vero e proprio assistiamo alla nascita dei vari paesi collinari.Gabbro
(nome originario S.Michele in Contrino; contrino= zona di vicinanza o
confine ), Castelnuovo della Misericordia
(castrum Camajani); Nibbiaia (da nebulus
= luogo umido e piovoso).
Nel corso del Medioevo l' effetto congiunto delle invasioni barbariche
e dello stato di abbandono delle pianure sempre piu' impaludate, porto'
le popolazioni a rifugiarsi sulle alture boscose, dove in seguito si attestarono
le corti regie e signorili di Nugola, Parrana, Pandoiano, Montemassimo,
Petreto, Popogna, Limone, Salviano, Castelvecchio ed altre, destinate
a divenire sedi di pievi e talvolta anche di piccoli Comuni.
Si riscoprono nel Medioevo gli antichissimi percorsi collinari di epoca
protostorica ; altri ne vengono tracciati in coincidenza con il progressivo
abbandono della via Emilia, di cui si viene perdendo persino la memoria.
Un asse viario collega Pandoiano, Parrana, Colleromboli, Torciano , Petreto,
Filicaia e Montemassimo per scendere fino al Porto Pisano (centro di servizi
portuali, nei pressi del quale sorgeva Triturrita, la villa romana ricordata
da Rutilio Namaziano nel "De reditu suo").

La presenza di estesi latifondi sulle colline e nella piana degradante
verso il mare risale a concessioni di carattere feudale :accanto alle
proprieta' delle nobili famiglie pisane dei Gherardesca , Gualandi, Lanfranchi
e Ceuli, notiamo quelle della Mensa Arcivescovile , della Misericordia
, del monastero di S.Paolo a Ripa d'Arno e di altri enti ecclesiastici.
Ai proprietari si vennero affiancando o sostituendo , in eta' moderna,
i Medici con le loro tenute granducali di Nugola, Montenero, Banditella,
"ministero" di Livorno, Suese; ed inoltre i Salviati , i Grifoni
(commendatari dell' abbazia di S.Paolo a Ripa d' Arno), i Tidi .
La più antica famiglia religiosa costituitasi sul nostro territorio
e' quella degli Agostiniani dell' eremo di S.Jacopo in Acquaviva ; di
qui i monaci estesero i loro possedimenti nelle colline, segnando con
la loro presenza due luoghi sacri alla memoria dei livornesi : l' eremo
della Sambuca e il Santuario di Montenero, ambedue passati in seguito
sotto il governo dei Gesuati.
Sul finire del Seicento il vallombrosano Colombino Bassi fonda a Valle
Benedetta il monastero di S.Giovanni Gualberto , avviando un processo
di messa a coltura della zona ; si possono far risalire a quest' epoca
i mulini a vento che dominano il paesaggio.

Ad epoche più antiche risalgono invece i mulini ad acqua , un tempo
presenti in notevole numero lungo i torrenti di Ardenza, Chioma, Sanguigna,
Tora, Morra ed Ugione. Alle risorse idriche delle nostre colline attinsero
i due principali acquedotti di Livorno : il primo , detto il Limone, risale
alla fondazione della città medicea e risulta già completato
nel 1611; il secondo, detto di Colognole, iniziato sotto la guida dell'
ing. Salvetti negli ultimi anni del Settecento , viene completato verso
la metà del secolo seguente dall' arch.Poggianti. Le strutture
di questa seconda opera si possono ammirare ancora oggi: dal Cisternone
di città , agli archi di Pian di Rota e di Parrana San Martino,
ai condotti, ai piccoli edifici detti "purgatori" e "bottini"
, che caratterizzano la zona di Colognole.
Numerose sono le ville signorili: da quelle disposte sulle pendici del
colle di Montenero a quelle di Limone, di Valle Benedetta e del Gabbro.
Fra tutte, segnaliamo la villa detta di Mirabello presso il Gabbro, gia'
appartenuta alla famiglia Finocchietti e risalente all' inizio del Settecento.
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